
I due giorni passati a San Carlos (paese veramente carino, racchiuso tra una catenina montuosa piena di tori selvatici, il delta del Ebro e un tratto di mare in cui si allevano molluschi, con un lungomare molto bello e curato e un importante porto di pesca-tori.. non di quelli selvatici xò) sono stati molto belli e umanamente caldi. Si stanno creando dei rapporti, delle relazioni che per me contano sempre di più. E l'
accoglienza della famiglia di Alex per dormire e di quella di Miguel nel pranzo domenicale mi ha fatto risentire un po' di quel calore che senti solo a casa tua con i tuoi affetti e le tue cose. Al ritorno mi ha accompagnato Alex e ci siamo fermati in un paese, Cambrillis, non lontano daTarragona, in cui siamo entrati in un bar, il New Orleans, il cui proprietario, Roberto, era un ragazzo ternano. Dopo essere ripassati davanti alla centrale nucleare (dove mi dice Alex c'è stato anni fa un piccolo incidente, tanto che nel vecchio reattore, non potendo smaltire non so cosa, ci hanno creato un centro di ricerca), siamo tornati alla nostra Tarraco, ex capitale di quella Spagna Citeriore separata dalla Ulteriore proprio dall'Ebro. L'Ebro è geografia, è metafora e pure
mito. Infatti rappresenta pure la
location del triste epilogo di uno dei miti più commoventi della mitologia greca (anche se devo capire come si connettono la Tracia e l'Ebro):
Orfeo e Euridice. Orfeo sposò Euridice, bellissima ninfa, che tuttavia morì subito dopo le nozze, morsa da un serpente mentre cercava di sfuggire alle insidie di Aristeo; sopraffatto dal dolore, Orfeo scese negli Inferi per tentare di riportarla con sé. Incantando sia Caronte e Cerbero, sia Persefone e Ade, ottenne di trarre con sé Euridice, a patto che egli non si voltasse prima di aver lasciato gli Inferi. Ma Orfeo non resistette e, appena intravide la luce, si voltò: Euridice scomparve. Da allora, sopraffatto dalla disperazione, Orfeo si ritirò sui monti della Tracia; ma in tal modo osteggiò o trascurò il culto di Dioniso, le cui seguaci, le menadi invasate, lo sopraffecero e dilaniarono in un accesso di furore orgiastico; la sua testa mozzata, gettata nel fiume Ebro, continuò a chiamare Euridice finché approdò sulla spiaggia dell'isola di Lesbo, dove la seppellirono le muse. Dopo la morte di Orfeo, il suo strumento divenne la costellazione della Lira. Dioniso o Bacco, nella mitologia greca figlio di Zeus e della mortale Semele era come sappiamo il dio del vino e della vita naturale, colui che insegnò ai mortali la viticoltura e la vinificazione. Martedì c'è stata la ultima cena degli erasmus prima delle vacanze natalizie, alla Taverna in Plaza de la Font. E come tutte le cene erasmus era un rito tipicamente dionisiaco, anche se le baccanti sono più tranquille di come erano una volta, vedi quel poverino di Orfeo. Comunque anche il fatto che il giorno dopo avevano quasi tutti l'esame di spagnolo ha contribuito a moderare il consumo dell'alcool. Io però non avevo l'esame. E infatti, sarà il vino di merda, o le radiazioni della centrale nucleare, e fino a poco prima stavo benissimo anche se un po' barcollante, tornato a casa ho comiciato ad accusare dei colpi pesantissimi e dopo aver vomitato mezz'ora, con un elicottero che mi volteggiava intorno, Alex, che alle 5 andava al bagno, è passato davanti alla mia camera e vedendomi steso sul letto, vestito, con gli occhi semiaperti e con un braccio tirato sul comodino mi ha detto qualcosa come "joder tio!". Questa volta ha vinto Dioniso e lo accetto e se la testa mozzata del povero Orfeo è passata per il
delta del Ebro per trovare la sua pace a Lesbo, il fiume di alcool scadente che avevo in corpo ha attraversato il
delta dell'ebbro per trovare la sua pace in fondo al mio cesso. E ora posso finalmente rialzare lo sguardo verso il cielo e cercare la Lira di Orfeo.
1 comentario:
povero orfeo!si che anche ieri sera,finalmente con il montenegro,sono scesi fiumi di amari(ma con molta gioia!!)che bello che sei torntao!!!bravo il mio scrittore che invece di suonare la lira scrive sia in spagnolo che in italiano...mi è tanto piaciuta la frase che hai scritto "l'acqua si sente più acqua quando scivola sulla terra"e aggiungo "e riesce cmq a rimanere acqua".un po' come il distacco relativo che deve avere l'antropologo..rimanere cmq se stesso.come spero anche te,indipendentemente dalla terra su cui scorrerai,non tradirai te stesso!!un bacio!
Publicar un comentario