miércoles, diciembre 13, 2006

Dal delta dell'Ebro a quello dell'ebbro (seconda parte)

I due giorni passati a San Carlos (paese veramente carino, racchiuso tra una catenina montuosa piena di tori selvatici, il delta del Ebro e un tratto di mare in cui si allevano molluschi, con un lungomare molto bello e curato e un importante porto di pesca-tori.. non di quelli selvatici xò) sono stati molto belli e umanamente caldi. Si stanno creando dei rapporti, delle relazioni che per me contano sempre di più. E l'accoglienza della famiglia di Alex per dormire e di quella di Miguel nel pranzo domenicale mi ha fatto risentire un po' di quel calore che senti solo a casa tua con i tuoi affetti e le tue cose. Al ritorno mi ha accompagnato Alex e ci siamo fermati in un paese, Cambrillis, non lontano daTarragona, in cui siamo entrati in un bar, il New Orleans, il cui proprietario, Roberto, era un ragazzo ternano. Dopo essere ripassati davanti alla centrale nucleare (dove mi dice Alex c'è stato anni fa un piccolo incidente, tanto che nel vecchio reattore, non potendo smaltire non so cosa, ci hanno creato un centro di ricerca), siamo tornati alla nostra Tarraco, ex capitale di quella Spagna Citeriore separata dalla Ulteriore proprio dall'Ebro. L'Ebro è geografia, è metafora e pure mito. Infatti rappresenta pure la location del triste epilogo di uno dei miti più commoventi della mitologia greca (anche se devo capire come si connettono la Tracia e l'Ebro): Orfeo e Euridice. Orfeo sposò Euridice, bellissima ninfa, che tuttavia morì subito dopo le nozze, morsa da un serpente mentre cercava di sfuggire alle insidie di Aristeo; sopraffatto dal dolore, Orfeo scese negli Inferi per tentare di riportarla con sé. Incantando sia Caronte e Cerbero, sia Persefone e Ade, ottenne di trarre con sé Euridice, a patto che egli non si voltasse prima di aver lasciato gli Inferi. Ma Orfeo non resistette e, appena intravide la luce, si voltò: Euridice scomparve. Da allora, sopraffatto dalla disperazione, Orfeo si ritirò sui monti della Tracia; ma in tal modo osteggiò o trascurò il culto di Dioniso, le cui seguaci, le menadi invasate, lo sopraffecero e dilaniarono in un accesso di furore orgiastico; la sua testa mozzata, gettata nel fiume Ebro, continuò a chiamare Euridice finché approdò sulla spiaggia dell'isola di Lesbo, dove la seppellirono le muse. Dopo la morte di Orfeo, il suo strumento divenne la costellazione della Lira. Dioniso o Bacco, nella mitologia greca figlio di Zeus e della mortale Semele era come sappiamo il dio del vino e della vita naturale, colui che insegnò ai mortali la viticoltura e la vinificazione. Martedì c'è stata la ultima cena degli erasmus prima delle vacanze natalizie, alla Taverna in Plaza de la Font. E come tutte le cene erasmus era un rito tipicamente dionisiaco, anche se le baccanti sono più tranquille di come erano una volta, vedi quel poverino di Orfeo. Comunque anche il fatto che il giorno dopo avevano quasi tutti l'esame di spagnolo ha contribuito a moderare il consumo dell'alcool. Io però non avevo l'esame. E infatti, sarà il vino di merda, o le radiazioni della centrale nucleare, e fino a poco prima stavo benissimo anche se un po' barcollante, tornato a casa ho comiciato ad accusare dei colpi pesantissimi e dopo aver vomitato mezz'ora, con un elicottero che mi volteggiava intorno, Alex, che alle 5 andava al bagno, è passato davanti alla mia camera e vedendomi steso sul letto, vestito, con gli occhi semiaperti e con un braccio tirato sul comodino mi ha detto qualcosa come "joder tio!". Questa volta ha vinto Dioniso e lo accetto e se la testa mozzata del povero Orfeo è passata per il delta del Ebro per trovare la sua pace a Lesbo, il fiume di alcool scadente che avevo in corpo ha attraversato il delta dell'ebbro per trovare la sua pace in fondo al mio cesso. E ora posso finalmente rialzare lo sguardo verso il cielo e cercare la Lira di Orfeo.

Dal delta dell'Ebro a quello dell'ebbro (parte prima)

Sabato 9 ho preso il mio coche Honda Logo che come il Patri sa bene abbiamo solo io e "the doctor" e sono andato al pueblo (paese) dei miei 3 coinquilini (anche se il termine spagnolo compañeros mi piace di più), la mitica San Carlos de la Rapita, vicino al delta dell'Ebro (anticamente Iberus o Hiberus, da cui la denominazione "Iberica" alla omonima penisola), poco prima di entrare nella Comunidad Valenciana. Dopo aver guidato un oretta e più attraversando differenti paesaggi tra cui tutta la zona del Petrolquimico, delle raffinerie e una centrale nucleare sono arrivato alla méta dove mi aspettava Alex. Abbiamo poi beccato Miguel e suo fratello Ignacio e abbiamo cominciato a fare il giro dei bar. Quello che mi è piaciuto di più è stato un pub piccolino, tutto di legno e con delle grandi finestre davanti alle quali c' è un tavolino che è come una scuola di ajedrez (preferisco la denominazione catalana escacs, insomma di scacchi). Si riuniscono lì persone molto diverse tra loro, anziani e bambini, per giocare a questo gioco. Alex ci trascorre serate intere e quel pomeriggio si è sfidato con Robert, quarantenne i cui genitori hippies sono arrivati dall'Inghilterra con il classico pulmino Wolkswagen e si sono fermati lì. Ha vinto Alex. A cena siamo stati al ristorante "La Gondola" dove fiumi di lambrusco (9 bottiglie in 12) hanno mandato giù del gustosissimo cibo denominato non so perchè pizza, ma che pizza non era. Il tutto accompagnato pure da tegami di vongole, calamari alla romana e per finire della crema catalana, ricoperta da uno strato solido e sottile di zucchero cristallizato con un rapido stampo infuocato. Caffè, e poi un liquore giallo alle erbe, uno dei tanti tentativi falliti di trovare un qualche sostituto degno a grappe e amari (cosa darei per una bottiglia di Montenegro) che qui proprio non esistono. Alla cena oltre a Alex, Miguel con fratello, fidanzata (Laura), sorella di fidanzata e amica della sorella della fidanzata c'era pure il terzo compañero, Tomas, con la fidanzata (Gemma) e altri tre loro amici. Dopo un giro per i tanti locali che d'estate saranno pieni ma che ora sono più vuoti delle chiese, sono andato a dormire a casa del padre di Alex. Il giorno dopo, prima di mangiare una carbonara perfetta della mamma di Miguel e delle costolette di agnello succulenti cotte dal padre, ho fatto un giro panoramico con Miguel e Laura. Siamo saliti in auto su un punto in alto chiamato la Torretta (perchè c'è una vecchia torre) e da li ho visto parte dell'immenso delta dell'Ebro occupato da un parco naturale e dalle piscine delle risaie e ho capito perchè da qui in giù, verso Valencia si mangia tanta paella. E mentre pensando all'essenza di un fiume avevo fino ad allora pensato che questo fosse acqua, in quel momento ho pensato che il fiume fosse terra. Infatti dal delta partono lunghissime strisce di terra, come dei fiumi di terra nella pianura marittima, che si lanciano curiosi in mezzo all'immensità del Mediterraneo ultima tappa di un lunghissimo viaggio iniziato in Cantabria, passato per la Navarra, per Saragozza, fino a lì. Insomma finchè stava nella terra mi appariva solo acqua e ora che si ricongiungeva al suo stesso elemento, lì dove questo dominava in maniera assoluta, scoprivo che il fiume era terra. E questa potrebbe essere una buona metafora antropologica per spiegare come la identità collettiva si costruisca attraverso il rapporto con l'alterità e non con l'omogeneo. Ci sono in effetti alcuni antropologi, soprattutto della scuola francese, che ritengono che la globalizazione, l'incontro tra culture non porti a un'omogeneizzazione totale di tutte le culture ma alla ridefinizione delle identità locali, che Amselle definisce "processi di ritribalizzazione", ossia come se l'acqua si sentisse più acqua quando scivola sulla terra e la terra si sentisse più terra quando emerge dall'acqua o vi sprofonda. E il fiume è una cosa e l'altra, è terra e acqua, senza che questo arrechi nessun problema, anzi. E chi teme l'incontro tra culture, tra l'acqua e la terra è qualcuno che forse ha bisogno più di tutti di questo incontro. Perchè il suo timore potrebbe venire non tanto dalla pericolosità dell'identità altrui quanto dalla debolezza della propria. E, forse (sto facendo fantantropologia, visto che poi tutti questi discorsi vanno provati empiricamente per la buona pace dei positivisti) il confronto rispettoso con la diversità è il modo migliore non tanto per conoscere l'altro quanto per ritrovare se stesso. E così la terra sprofondando nel mare non diventa acqua ma si riscopre terra [continua...].

lunes, diciembre 11, 2006

Quando vedrò un carrello della spesa nuotare allora vorrà dire che saremo veramente in un mondo socialmente giusto

Questo post nasce come risposta a tutti quelli che negano l'esistenza concreta dei valori di "libertà" e "uguaglianza" nella nostra società. Allora vorrei dire che, a parte le varie utopie che non tengono conto della natura umana e delle incertezze-dolori inevitabili della vita, io reputo positivi i fatti che non sono schiavo, che non devo zappare la terra tutto il giorno in cambio di una manciata di grano, che posso dire quello che voglio, che posso votare Cicciolina se voglio, che non solo non mi sento inferiore a chicchessia ma neppure superiore a nessuno (e questa non è l'uguaglianza di Marx ma è l'Uguaglianza di Gesù). Il fatto che esistano ancora persone che si trovano in situazioni svantaggiate rispetto ad altre non significa ignorare completamente tutti i passi in avanti che ha compiuto l'Umanità. Un'Umanità che ancora deve fare molta strada ma che probabilmente non raggiungerà una perfezione che non è di questo mondo. E che ricercano coloro che non accettano l'imprevedibilità della vita, il conflitto, il dolore, la morte. Un'Umanità che sta ancora imparando a conoscere e a usare queste grandi conquiste che sono la Libertà e l'Uguaglianza. Perchè la libertà a differenza di quello che può evocare è un gran peso da portare. La libertà non come egoismo e anarchia ma come la possibilità di scegliere sempre di più il senso e il corso della propria vita. L'uguaglianza non come "dobbiamo essere tutti uguali, dobbiamo avere tutti il giardino della stessa metratura, dobbiamo dare una delle due pagnotte a chi non ne ha nessuna, dobbiamo, dobbiamo, dobbiamo"; l'uguaglianza neppure come appiattimento e omogenizzazione tra tutti; l'uguaglianza invece come frutto spontaneo e più prezioso di quel percorso di libere scelte che porti a dire "io non devo dare una delle due pagnotte a Tizio perchè lo Stato, il Partito, la legge, o chicchessia me lo impone. Io non Devo, io Voglio dargliela perchè lui è mio compagno di viaggio in questa grande misteriosa e faticosa avventura che è la Vita!". Perchè una società in cui tutti Devono per forza dare, condividere, aiutare, non è una società di Uomini Liberi e Coscienti ma un'allevamento di umanoidi dentro un recinto di rabbia, invidia e paura. Per quanto riguarda il Capitalismo io reputo sia una fase importante di questo percorso in cui attraverso la liberalizzazione dell'economia si sono potuti abbattere i monopoli politico-economici rappresentati dai rapporti feudatario-servo. In cui si è abbattuto il Valore-dogma della stratificazione sociale a comparti chiusi; una disuguaglianza di diritti e libertà istituzionalizzata. E' vero che stanno nascendo nuovi domini e monopoli politico-economici, ma il fatto che questi non siano più istituzionalizzati non mi pare secondario. E neppure il fatto che io posso protestare per questo o che posso fondare un partito politico e lottare contro chi mi pare o che posso creare un giornalino nella mia scuola per svegliare le coscienze mi sembra secondario. Se si immagina un mondo in cui appena uno mangia una mela più di un altro prende la scossa si sta dentro un incubo. Se si immagina un mondo in cui tutti si occupano degli altri nonostante i problemi, gli affanni, le incertezze della vita si sta dentro un sogno. Allora svegliamoci e cominciamo a vivere cercando di sfuttare al meglio le conquiste che altri hanno fatto prima e per noi senza disprezzarle e ignorarle. Cerchiamo di investire il più possibile e nel modo migliore in quel capitale che abbiamo ereditato e che non è un capitale fatto di azioni, conti correnti e proprietà immobiliari ma è un Capitale ben più importante!!!